La morte non è nel non poter comunicare ma nel non poder più essere comprensi
 


Renato Guttuso

Bagheria, IT, 26/12/1911
Roma, 18/01/1987










Beato te che quando prendi la matita o il pennello in mano, scrivi sempre in versi!
Chi dipinge è un poeta che non è mai costretto dalle circostanze a scrivere in prosa...

Questa tua furia contro la compiutezza logica, questo tuo voler restare sempre ragazzo alle prime armi, sem­pre ispirato, pre-culturale, pre-grammaticale: la funzio­nalità solo estetica della lingua, (l'espulsione di ciò che non è funzionale, cioè le zone lasciate bianche, è sempre di carattere estetico, non negarlo!) questo tuo affiancare alla coatta poeticità, ora una prosa caricaturale-saggistica ('I centomila martiri') ora una pro­sa d'arte (I fichidindia), questo è il prezzo che paghi all'epoca storica che tu odi e condanni. Così tu, oggetto per definizione di un amore «sano», potresti essere invece l'ossessione di un filologo privo di sentimenti, che volesse approntare una tavola della sto­ria delle tue implicazioni: degli «scambi» tra realismo ed estetismo.

(P. P. Pasolini, Presentazione di «Venti disegni di Renato Guttuso» in Id., Saggi sulla letteratura e sull’arte, a cura di W. Siti e S. De Laude, con un saggio di C. Segre, Milano, Mondadori, 1999, p. 2385)


La mia indipendenza, che è la mia forza, implica la solitudine, che è la mia deboleza

Der Zeit ihre Kunst, der Kunst ihre Freiheit - Europa, Fin-de-Siécle: Pensamiento y Cultura - A la Época su Arte, al Arte su Libertad

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